Le cose che ci diciamo con i libri

Le cose che ci diciamo con i libri

«Questi momenti sembrano lunghi, l'attesa notturna quando, prima di addormentarsi, bisogna invitare un sogno.»
Fleur Jaeggy, I beati anni del castigo, Adelphi

I libri sono un linguaggio d'amore.

Leggere è un privilegio, e non è soltanto un privilegio poterlo fare, avere il tempo e le condizioni per farlo, è un privilegio avere la lettura nel proprio metabolismo, perché leggere è la conseguenza di un'altra serie di privilegi. Nascere in una famiglia colta, avere genitori che leggono - e quindi averli visti leggere - e che con pazienza e misura ci hanno nel tempo invitate a leggere, avere i soldi per comprare i libri o una biblioteca fornita da frequentare, e l'abitudine a frequentarla, e infine avere qualcuno, una libraia per esempio, una professoressa, che sappia selezionare e indirizzare le scelte di lettura. Tutte queste cose non sono scontate, non sono alla portata di tutti. Sono, appunto, dei privilegi.
Ho deciso che melidé avrebbe avuto un bookshop un po' di anni fa. Non è stato immediato, ma vendere anche libri è stato naturale. La selezione di libri del nostro bookshop è arbitraria, casuale e non ha un'unica logica. Inserisco i libri che leggo e che mi sono piaciuti, senza pretesa di completezza e sopratutto senza giudizi: non è una mappa letteraria, non è una libreria fornita, non è un catalogo completo, non c'è un unico tema a guidare la selezione.
Una delle tante, infinite cose che amo dei libri è che sono un linguaggio d'amore. Spesso usiamo i libri, io e le mie amiche e i miei amici, per comunicare, per comprenderci, per condividere pensieri, emozioni, concetti, per dirci questa cosa mi ha mossa, questa frase è il mio pensiero, questo libro parla di me, questo libro parla di te.



Reading is punk

Nonostante leggere sia sempre stato cool (o forse solo per me?), negli ultimi anni tra bookclub di Miu Miu, foto di Kaia Gerber con i suoi libri, storie d'amore iniziate sulla stessa pagina al tavolino di un bar (pare che Dualipa e Callum Turner si siano conosciuti così) e influencer-di-libri, noi lettori e lettrici abituali, purtroppo, siamo ancora una nicchia, e trovo assurdo compiacersi di farne parte, perché il mondo sarebbe migliore se tutti e tutte leggessimo. O meglio, se avessimo tutti e tutte il privilegio di leggere. Abbiamo voluto fare una T-shirt dedicata proprio a questo. Al fatto che leggere è una figata, è hot, è cool, è punk. Mi piace la parola PUNK e questo font che non è un font: lo abbiamo semplicemente scritto con la mano sinistra.

La parola punk nasce molto prima del movimento musicale degli anni Settanta, in inglese punk è attestato già tra Cinquecento e Seicento con significati legati a persone considerate marginali o di poco valore. Nei secoli successivi assume sfumature come “buono a nulla”, “teppistello”, “ragazzo di strada”, “persona spregevole”. Insomma, era un dispregiativo usato per definire chi stava ai margini e non apparteneva al mondo rispettabile.
Quando negli Stati Uniti, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, si comincia a parlare di punk rock, questa parola viene recuperata proprio per il suo carattere offensivo e fuori dagli schemi: musica grezza, immediata, fatta spesso senza virtuosismi e senza chiedere il permesso a nessuno. Con il punk britannico della seconda metà degli anni Settanta, poi, diventa il nome di una subculture, con una propria estetica e un proprio linguaggio.
Da lì punk smette di significare soltanto un genere musicale e diventa un atteggiamento: rifiuto delle convenzioni, indipendenza, DIY, diffidenza verso l'autorità e verso ciò che viene dato per scontato. Una delle idee centrali è proprio che non devi essere autorizzato o perfettamente preparato per fare qualcosa: puoi semplicemente farla.

"Lo sai cosa è la no man's land?
È lì che ci metteremo."

Leggere è punk perché è un gesto controcorrente rispetto al modo in cui siamo abituati a consumare contenuti: richiede tempo, concentrazione, continuità. Non si presta bene alla distrazione permanente, alla velocità, allo scroll, alla gratificazione immediata. Ti obbliga a stare dentro una cosa a lungo.
La lettura è punk anche perché non è passiva. Leggendo devi innanzitutto capire, e poi immaginare, interpretare, fare collegamenti, pensare a quello che stai leggendo. Leggere allena l'indipendenza mentale, quello che ci piace chiamare spirito critico.
Leggere ci porta in un posto tutto nostro, dove non arriva nessuno, nel nostro quarto riservato, nella nostra no man's land.
Un po' come quel tempo prima di addormentarsi, in cui bisogna invitare un sogno, così scegliere un libro è come invitare una vita che non si ha vissuto, un posto in cui non si è mai stati.
Leggere è un privilegio, non diamolo per scontato amiche.


Uno dei libri che ho aggiunto la scorsa settimana nel bookshop: ne parleremo.

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