Di cosa parli con le tue amiche?

Di cosa parli con le tue amiche?

Voi di cosa parlate con le vostre amiche? Non intendo proprio nello specifico, ma in generale, che tipo di discorsi fate?

Le mie conversazioni con le mie amiche seguono uno schema, di cui possiamo anche invertire gli addendi, che più o meno funziona così: parte un discorso serio, profondo, articolato, l’argomento è sociale, politico (per come intendiamo noi donne la politica: una cosa che serve a migliorare le cose), culturale, intellettuale, comunque profondo, e poi, così, di botto, una delle due (in genere i discorsi a due sono quelli più elaborati) manda tutto in vacca, con una virata improvvisa su una cosa frivola (uso questo aggettivo in modo descrittivo, non giudicante), uno switch verso qualcosa di leggero, anzi leggerissimo, e l’altra la segue, abbandoniamo la parte di discorso precedente.


 

Tipo ieri, in spiaggia (vedi sopra il look con cui mi ci sono recata), parlavamo di libri per ragazzi, e di come Alice nel paese delle meraviglie sia un mega trip onirico che forse non vale la pena bruciarsi alle medie, meglio aspettare anni più psichedelici, di come Almond sia un autore incredibile - non a caso Skellig è nel bookshop - di come mio figlio non ami Dahl, della versione graphic novel degli Sporcelli, della scrittura pulita di Collodi e dei deliri in stream of consciousness di Pinocchio, quando parte con i suoi riassunti rocamboleschi (forse si è preso la stessa cosa che si era preso Carroll?). Da questo abbiamo iniziato a spaziare sulla lingua, sulla scrittura, sulla necessità di biblioteche gestite da gente brillante che conosce i libri, sul sogno di aprire sale di lettura nella nostra città, una scuola, addirittura, magari, perché ci piace volare alto.

Ma poi, così, senza preavviso, una di noi dice: senti, ho comprato una nuova piastra, è appena uscita, per fare le beach waves, l’altra dice hai preso il termoprotettore? E il discorso, senza cambiare intensità, si sposta sui capelli.
Immagino che abbiate almeno un’amica con cui swicciare da un discorso-peso alle beach waves. Ma nel caso in cui vi mancasse proprio questa tipologia di amica, e ne abbiate di validissime soltanto profonde, colte, intelligenti e non anche cretine come me e le mie, eccomi in vostro soccorso, perché io sono sempre pronta a sentir parlare delle varianti del Canzoniere di Petrarca nel Codice degli Abbozzi, anche detto Vaticano Latino 3196, dell’ultimo libro di Carrère (un altro capolavoro), di metodi di apprendimento, di avverbi usati a caso, di aggettivi che non servono a niente, di femminismo casalingo predicato bene ma applicato male, della legge di Zeus embrione del diritto internazionale, ma poi devo inevitabilmente commentare delle scarpe, scommettere su quanti minuti impiegheranno i jeans di Gap firmati da Hailey Bieber ad andare sold out, ragionare su quale vestito mettere a un matrimonio in cui ci sarà anche un mio ex, cose così. Anche perché, ricordiamocelo, io sono “quella che fa le magliette”, come sono stata apostrofata (a ragione) due mesi fa, per rimettermi a posto dopo che avevo espresso il dubbio che l’esame di latino scritto obbligatorio a Giurisprudenza fosse una cosa classista ed elitaria.

Ora non so se possiamo considerare questi primi tre paragrafi come un discorso serio sul diritto di essere pesanti e sul diritto di essere leggeri, ma come sapete io vendo vestiti e mi piace anche assai farlo, quindi lo switch sarà d’obbligo, e arriverà. Ma prima voglio solo aggiungere una cosa: The Odyssey mi è piaciuto, ho molto amato stare tre ore al cinema a seguire le vicende rocambolesche di un personaggio chiave della letteratura occidentale sottoforma di attore di Hollywood. Per quanto Nolan non mi abbia dato la soddisfazione di hollywwodizzare anche Ulisse che esce dall’acqua sull’isola dei Feaci e Nausicaa adolescente lo vede e sbarella in preda a una crisi ormonale, trovo molto teneri tutti i tentativi di analizzare e paragonare un film (un film!) a un poema (poema!) epico dell’antichità, tramandato prima in forma orale e poi comunque trascritto svariate volte e arrivato a noi gente colta del mondo occidentale. Dai su, obiettivamente, possiamo dire che non ha senso? Che invece è da persone compiute e umili prendere dei pop corn e sedersi e guardare un film senza paranoie pseudointellettuali?

Passiamo dunque ai vestiti, per non rischiare di sembrare gente addirittura colta, cosa che non è nei miei obiettivi. Nei miei obiettivi c’è l’idea di aprire l’armadio e vestirmi senza pensieri, con lo stesso mood con cui mi sono seduta sulla poltrona del cinema di Genzano per vedere Odisseo che sbraga tutto quando torna a casa sua con la stessa veemenza e dedizione con cui Beatrix “the Bride” Kiddo affronta gli 88 Folli.

Visto il successo del bundle con pantaloni e top Nora, abbiamo creato altri due look in bundle ispirati a come abbiniamo noi i capi di diverse collezioni.
Dedicati sia a chi ha già uno dei due capi nell’armadio, sia a chi non ne possiede ancora nessuno.

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