Cosa c'entra il Nouveau Roman con la gastroenterite

Cosa c'entra il Nouveau Roman con la gastroenterite

Sono tornata dalle vacanze: la mia nuova carriera su Tik Tok si era interrotta solo temporaneamente. Nonappena avrò terminato di fare tutte le lavatrici, stenderle, piegare i panni e in parte stirarli (abbiamo già parlato dei miei guilty pleasure mentre stiro? in caso contrario chiedete e vi sarà dato), tornerò in pista.

Il mio look preferito per andare al mare

Ma nel frattempo vi scrivo. Anzi, se in Puglia una gastroenterite fulminante non avesse colto a turno prima mio figlio e poi me, rendendo la vacanza una rocambolesca gincana tra spiragli di salute e desiderio di sparire, vi avrei scritto anche da lì. Anzi, anzi. Appena arrivata ho subito rosicato di non aver comprato prima una tastiera portatile da usare con l'iPhone, una di quelle piccole, pieghevoli, che si possono trovare posto in una borsa di Prada in tela vela. Non importa, l'ho ordinata adesso.


Eccomi, in un vicolo di pietra bianca, la tipica pietra calcarea di Fasano, nell'unico giorno di tregua, quando, ignara, credendo che per scamparla bastasse doparmi di fermenti lattici, sfoggio il mio look preferito per andare al mare: Vicky, borsa a quadretti (ora sta in rehab perché una pesca mi si è sfragnata dentro, devastandola, ma sono certa che si salverà) e jelly shoes rosa chiaro.

Jelly shoes, ragnetti e altre questioni di SEO

Leggi: ragnetti o sandali in plastica, ma siccome è "l'estate delle jelly shoes" per tutte le riviste di moda del mondo, e questa newsletter è qui su Breakfast Club, chi sono io per schifare il SEO e scrivere banalmente e anninovantamente "ragnetti"? E poiché dopo aver pubblicato il video da cui ho tratto questo frame ho ricevuto direct in cui mi chiedete dove ho preso i miei, rispondo anche qui: su Vinted. Ho fatto una ricerca di sandali in plastica numero 39 (uno in più del mio), rosa (scartando quelli troppo rosa e scartando Melissa, perché non amo quel design), ho trovato questo paio di Forever21 a 8€ e ho pensato: ce sta.


Chiara (Tagliaferri) invece lo ha indossato a Formentera con le Teva: adoro.


"Mi ricordo di un ricordo, ma non mi ricordo quale", basterebbe citare Elio cantato da Baglioni, ma alzerò l'asticella


In questa vacanza avevo tre obiettivi: andare al mare, leggere, cercare la mia nonna bambina a Locorotondo (capitolo a parte, per cui non basterà una newsletter). Mi ero portata un Mondadori uscito quest'anno, tre numeri di Julia, un numero di "La Crusca per voi", Evatremila e Vogue. Leggere era uno strazio, e la pesca schiacciata ha distrutto Evatremila. Tuttavia, sono riuscita quasi a finire il libro che avevo scelto, Giorni Futuri di Gabriella Dal Lago.
È un libro che sa moltissimo di 2026, quantomeno del mio 2026. Parla di Irene e Ottavia, due amiche che sono state inseparabili e che a un certo punto hanno smesso di parlarsi, e già qui c’è tutto quel dolore che normalmente riserviamo alle storie d’amore, solo senza nemmeno la playlist ufficiale della rottura.
Lo sto apprezzando anche se ho 45 anni, ma ho la sensazione che se ne avete tra i 30 e i 40 potrebbe colpirvi ancora più dritto: perché parla di amicizie, lavori, partenze, ritorni, vite che a un certo punto hanno preso direzioni diverse, e non solo geografiche, raccontate da una trentenne che "torna a casa". E passatemi l'espressione di plastica (cit.): torna a casa con il corpo e con la mente. È uno di quei libri che, mentre lo leggi, ti fa venire voglia di andare a ripescare nei tuoi ricordi. Persone che non senti più, conversazioni che ricordavi in un modo e che forse, viste dall’altra parte, erano tutta un’altra storia. Gli stessi anni, gli stessi rapporti, gli stessi episodi emergono da punti di vista diversi.
Il caso non esiste, ma in questa estate torrida ho iniziato a pensare molto alla memoria come qualcosa che cambia a seconda di chi sta raccontando. Non falciatemi ora se vi dico che questa lettura della memoria mi ha fatto pensare a quei giochi di prospettiva che ho amato leggendo La Gelosia di Robbe-Grillet, alla struttura temporale parallela di The Hours che intreccia tre storie distinte (libro e film meravigliosi), alla ripetizione dello stesso spazio e degli stessi momenti da prospettive differenti di Elephant di Gus Van Sant (sì, anche se parla di una strage in una scuola), a quel racconto di Grossman in Col corpo capisco che racconta di una percezione che sembra una verità, al mio adorato Mignon è partita, in cui Francesca Archibugi ambienta il concetto di atto e potenza a Trastevere, negli anni 80, raccontando una storia di non detti e non fatti che è poesia.
Un caos totale, insomma. Mi sento come quando gli ormoni di Aracnide fanno saturare gli stimoli mentali di Spiderman, il tutto applicato ai miei ricordi di preadolescente e adolescente.

Ho scoperto questo libro quasi per caso grazie a questo articolo di Francesca Faccani su Vogue, dedicato ai libri che provano a raccontare quella cosa complicatissima che è l’amicizia tra donne. 

 

Back to Breakfast Club

Leave a comment

Please note, comments need to be approved before they are published.